Becoming Minimalist: newsletter n. 2 (in ritardo)

di adf


Pubblico il report della seconda newsletter di Becoming Minimalist in colpevole ritardo (è già arrivata la terza da qualche giorno che pubblicherò a ruota). Mi era arrivata l’8 agosto, il giorno prima della partenza per le vacanze e, forse perché quel giorno non stavo benissimo, non me ne ero neanche accorto. Rimedio subito.

L’editoriale di Joshua Becker parla essenzialmente di comunicazione e di come sia molto più efficace mantenere un proprio stile personale nel comunicare piuttosto che mutuarne uno da chi ci ha preceduti.

La tua voce è la tua voce. Tienitela stretta.
Ho passato troppi anni della mia vita a cercare di essere qualcuno che non ero. Sono stato ‘addestrato’ nella mia attività da un personaggio forte, dominante, di tipo “A”. Le sue parole erano schiette, dirette e per lo più corrette. Sono stato “sfidato” e motivato dal suo stile di leadership.
Quando ho intrapreso la mia carriera in una nuova organizzazione, ho cercato di essere come lui. Purtroppo il risultato era terribile. La mia voce non è franca né diretta. E la mia personalità non è poi così dominante. E pensare che utilizzare quei metodi fosse il modo più efficace per me per guidare gli altri, è stato un grosso errore. Mi ci sono voluti alcuni anni per capire che la mia voce è in grado di incoraggiare più che lanciare sfide. Sono un ottimista che – magari sbagliando – negli altri vede il buono, più che le aree di miglioramento. Nel corso degli anni, ho imparato a capire la mia voce e ho capito il modo migliore per me per invitare gli altri a cambiare vita. Il mio approccio è diverso da quello di chi mi ha insegnato tanto… ma è il modo giusto per me per guidare gli altri. E sono contento di averlo capito. Il mio unico rimpianto è di non averlo capito prima.

Tu sei un “influenzatore”. Hai la possibilità di cambiare la vita di coloro che ti circondano. Alcuni percepiranno la cosa con una certa dose di umorismo, altri senza. Alcuni a loro volta incoraggeranno delicatamente gli altri verso il cambiamento, altri li sfideranno con un linguaggio schietto e diretto. La verità è che abbiamo bisogno di tutti i diversi tipi di voci possibili per chiedere a questo mondo di virare verso la semplicità. Quindi non cercare di cambiare la tua voce. Cercala. Tienila stretta. E usala per il bene.

La newsletter offre poi i link ad alcuni post interessanti pescati qua e la nella blogosfera:

• Un articolo su semplicità e felicità scritto da Tammy Strobel (minimalista piuttosto nota in America per il fatto che oggi vive in una minicasa su ruote) pubblicato sull’Huffington Post: qui

• Un post di Becoming Minimalist sul fatto che tutti stiamo barattando la nostra vita per qualcosa, e sulla necessità che questo qualcosa sia il più importante possibile: qui

• Un altro articolo sull’Huffington Post scritto da una blogger, Katy Wolk-Stanley, che da ben 5 anni non compra nulla di nuovo (solo usato), con le dovute eccezioni: qui

• Ancora dall’Huffington Post, un pezzo scritto da Francine Jay (missminimalist.com) sui “15 pezzi di arredamento di cui in realtà non abbiamo bisogno”: qui

Infine, due storie tratte da media mainstream:

• Uno studio sulle famiglie americane con sempre più oggetti in casa e sempre meno tempo a disposizione (da boston.com): qui

• La storia di un’artista che per superare la propria dipendenza dallo shopping online, ha intrapreso una particolare terapia (dall’inglese Daily Mail): qui

A breve, la terza newsletter.

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