Viaggioleggero

less is more… more or less

Category: Perdere il lavoro

Il mio viaggioleggero

Giugno 2015. Giugno 2015! Il mio ultimo post su Viaggioleggero risale addirittura al giugno del 2015. Mi prende decisamente male a pensarci. Considerando anche che fra 2014 e metà 2015 ho pubblicato appena diciassette post. Nel 2016 non ne ho pubblicato neanche uno. Non che non avessi più interesse per il blog. Ne è testimone il fatto che più di un anno fa ho comunque investito un po’ di tempo (e un po’ di soldi) per spostare ‘fisicamente’ questo blog dai server interni di WordPress a un server preso ‘in affitto’. L’ho fatto perché avevo intenzioni ‘bellicose’. Volevo riprendere le pubblicazioni in maniera puntuale, anche più frequente rispetto ai primi anni. E invece eccoci qua: dal giugno 2015 si passa direttamente al febbraio del 2017. Perché? Beh, essenzialmente perché la mia vita negli ultimi tre anni è stata tutt’altro che… leggera. Una serie di eventi e di situazioni l’hanno di fatto appesantita notevolmente. E partivo da una situazione già non proprio esaltante. Ma andiamo per punti.

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Letture intelligenti

In altre parole, non statevene al lavoro per aumenti di stipendio progressivi nel tempo! Perché in questo modo non arriverete mai dove realmente vi serve, cioè alla libertà dalla preoccupazione finanziaria. Solo il tempo libero, l’immaginazione, la creatività e la capacità di dileguarvi al momento giusto, vi aiuterà a ottenere un valore inestimabile, che nessuno nella storia dell’umanità ha mai raggiunto”. Queste ed altre letture interessanti le trovate su LLHT, uno dei miei blog preferiti.

Come siamo, visti da fuori

Rientro da una breve vacanza a Londra, ospite con mio figlio di mia sorella che, ormai da diversi anni, vive lì. Ogni volta che vado a Londra, o che lei torna a Roma, ad un certo punto, inevitabilmente, il discorso finisce sul confronto fra le condizioni di vita a Roma e Londra, e più in generale in Italia e in Inghilterra (o nel Regno Unito per estensione). Inutile dire che lei è contentissima della scelta fatta. Nel suo caso si è trattato di passare da una situazione di paralisi professionale assoluta (nonostante un dignitosissimo percorso di studi) a una situazione di realizzazione, non soltanto professionale, che una volta da noi veniva considerata ‘normalità’ e che oggi molti giovani vedono come un miraggio.

londra

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Perdere il lavoro 5: I soldi

Ho scritto e riscritto varie volte questo post, cercando di seguire un filo logico che però si ingarbugliava sempre. La verità è che quello dei soldi è uno degli argomenti più complicati da trattare in questo racconto della mia esperienza di perdita del lavoro e disoccupazione. Essenzialmente per due motivi. Primo: i soldi sono un po’ il nodo principale della questione. Tutti noi lavoriamo per i soldi e per quello che possiamo fare con quei soldi. A nessuno dispiace perdere il lavoro perché si diverte a lavorare. Perdere il lavoro significa essenzialmente perdere soldi. Secondo: il mio atteggiamento verso i soldi è cambiato molto negli ultimi anni, e le riflessioni che seguono sono figlie della mia personale e recente esperienza, e pertanto potrebbero tranquillamente non essere condivisibili. Mi preme pertanto ripetere ancora una volta che io non ho assolutamente pretese di insegnare niente a nessuno, ne di convincere nessuno che le cose stanno come dico io. Voglio solo raccontare la mia esperienza. Quello che ho imparato. Quali sono gli accorgimenti che ho adottato. Che non è assolutamente detto che vadano bene per tutti, così come non è detto che siano sufficienti per me nei prossimi anni.

euro
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Perdere il lavoro 4: La paura

Il lavoro si può perdere in diversi modi. L’azienda può fallire, o magari trasferirsi in un’altra città, oppure si può essere semplicemente licenziati, e per i motivi più disparati. Si può essere colpevoli della perdita del proprio lavoro (in toto o in parte), oppure semplicemente ci si può trovare nella scomoda posizione di subire la perdita a causa di eventi esterni o dell’azione di altre persone. E dunque la reazione a questa perdita, almeno inizialmente, può essere diversa caso per caso: sorpresa, rassegnazione, rabbia, delusione, dispiacere, tristezza, depressione, in determinati casi addirittura… felicità.

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